Taglia le tue frequenze cattive

di | 02 Settembre 22

👋

Ciao, stai leggendo Ellissi,
la newsletter settimanale
di Valerio Bassan su media
e digitale.

Arriva ogni due venerdì,
è gratis, e puoi riceverla
anche tu
.

🟡 Per iscriverti clicca qui.

Rhythm Nation non è certo una delle canzoni più conosciute di Janet Jackson. Difficilmente la vedrai comparire in una lista dedicata all’artista americana, né svettare in cima alle sue classifiche di vendita.

Il video musicale che accompagnò l’uscita del brano nel 1989, però, fu un grande successo.

Girato in bianco e nero all’interno di una fabbrica, mostrava la cantante e un gruppo di ballerini in uniforme, impegnati in una coreografia schematica e riottosa — a raffigurare una sorta di esercito civile pronto alla rivolta.

Il brano, in effetti, cerca di affrontare alcune problematiche sociali, tra cui quelle legate all’uguaglianza di genere e al razzismo: “Le cose stanno peggiorando / È il momento di rimetterle a posto / C’è forza nei numeri / Siamo una generazione piena di coraggio, uniamoci”, si sente cantare Jackson.

Nonostante le mediocri performance commerciali del singolo, il video riuscì ad aggiudicarsi diversi premi: ai successivi MTV Video Music Awards vinse quello per la “Migliore Coreografia” e quello per il “Miglior Video Dance”.

Siccome però questa newsletter non parla di musica (a parte qualche rara eccezione) c’è un altro aspetto interessante di Rhythm Nation che mi ha colpito, e di cui il pubblico è rimasto all’oscuro per anni.

A rivelarlo in un post è stato ad agosto Raymond Chen, capo sviluppatore di Microsoft. Secondo quanto raccontato da Chen, infatti, il video musicale di Jackson aveva un potere speciale: quello di mandare i computer in tilt.

Il problema era stato segnalato al team di Windows XP (eh già) da una grande azienda produttrice di laptop.

Gli ingegneri dell’azienda avevano riscontrato che Rhythm Nation non solo aveva la capacità di fare andare in crash il computer su cui avveniva la riproduzione, ma persino di quelli che si trovavano a pochi metri di distanza.

La “colpa” – si scoprì poi – era di una delle frequenze utilizzate nella canzone, che era in grado di creare un corto circuito nei dischi rigidi a 5400 RPM, molto comuni a quell’epoca.

Il problema fu risolto qualche tempo dopo, impostando un filtro audio che tagliava fuori la “frequenza cattiva” durante la riproduzione di quello specifico video sui computer.

Interferenze pericolose

Questa storia mi ha colpito, <<Il tuo nome>>, non solo perché è curiosa — ma anche perché mi ha fatto riflettere sulle frequenze disturbanti che inseriamo, spesso senza rendercene conto, all’interno dei nostri prodotti digitali e delle nostre strategie di comunicazione.

Il digitale è pieno di clutter, di robaccia inutile. E persino nei migliori progetti capita che ci sia un rumore di fondo che finisce per rovinare il prodotto.

Magari non farà esplodere i computer, ma sicuramente finisce per danneggiare l’esperienza utente.

Penso, per esempio, al rumore che inonda le homepage di alcuni giornali online, dove il valore dei contenuti giornalistici viene inquinato da prodotti editoriali “corollari” messi lì per fare felice qualcuno (un inserzionista, una manager, un algoritmo) e che impediscono agli utenti di apprezzare appieno la missione della testata.

Oppure penso alle interferenze con cui molte aziende riempiono – talvolta senza saperlo – le loro campagne marketing, inviando comunicazioni invasive a database segmentati senza criterio, oppure quando utilizzano dark pattern.

Windows XP…

Queste frequenze dannose a volte possono essere quasi impercettibili, e solo le macchine più sofisticate sono in grado di captarle.

Altre volte però risultano assordanti, e finiscono per danneggiare non solo il destinatario del messaggio o del prodotto, ma anche le persone che gli stanno intorno.

Identificare queste frequenze dannose deve essere la tua priorità.

Ah, un’ultima cosa: ricordati che su alcuni computer Rhythm Nation non sortiva alcun effetto dannoso. Il suo potere “distruttivo” era anche altamente selettivo. Si attivava a volte qui, a volte lì.

Le tue strategie devono essere sempre riproducibili (e funzionare senza intoppi) su tutti i laptop. Sì, anche su quelli che montano Windows XP. 

Alla prossima Ellissi
Valerio

Ciao, mi presento. Mi chiamo Valerio Bassan e lavoro come consulente di strategia digitale nel mondo dei media e del giornalismo, per clienti italiani e internazionali. Questo post è tratto da Ellissi, la mia newsletter settimanale. Iscriviti qui.

LEGGI UN’ALTRA ELLISSI

Quanto vale una media company?

Quanto vale una media company?

Calcolare il reale valore di mercato di una media company può essere difficile: questo perché al di là degli indicatori finanziari, ce ne sono altri molto più difficili da afferrare e da calcolare.
La prima regola del Wiki Club

La prima regola del Wiki Club

Perché è importante trattare gruppi di utenti diversi in modo diverso, e perché dovresti conoscere la regola 1-9-90 che determina chi sono i tuoi superutenti.
Inseguendo il punto B

Inseguendo il punto B

“Non ci stiamo spostando da un punto A a un punto B — dal digitale alla carta, dal desktop al mobile. Non è un percorso così lineare, secondo me: il nostro punto B continuerà a spostarsi, e noi dovremo continuare a inseguirlo.”
Sovrastrutture

Sovrastrutture

Partire dall’osservazione del passato per disegnare uno schema plausibile per il futuro, come fanno i grandi pensatori. Qui ti parlo di uno di loro.
Tutti i “segni meno” di CNN+

Tutti i “segni meno” di CNN+

La piattaforma streaming lanciata tra grandi fanfare dal terzo canale news più visto d'America, sta andando maluccio. I problemi sono molteplici, e nessuno di questi è semplice da risolvere.
Il videogioco da 2500 anni

Il videogioco da 2500 anni

Talvolta è sufficiente azzeccare la scelta del canale per rinnovare completamente una brand story. Oggi parliamo di scacchi e di Twitch.