News da Instagram

di | 11 Settembre 2020

C’è una frase di Rafat Ali, il ceo di Skift, che mi è sempre piaciuta, nella sua semplicità: “Small matters and small can make a large impact”.

Nel mondo del giornalismo dell’ultimo decennio c’è una tensione crescente tra “piccolo” e “grande”, tensione a cui vanno ascritti alcuni dei più grandi cambiamenti – e delle più grandi disruption – che l’industria ha vissuto nel corso del tempo.

Internet ha permesso a piccole realtà di intercettare grandi audience, mentre i big player sono stati a guardare e, in alcuni casi, hanno cercato di inseguire — nel tentativo di replicare il successo di quello che veniva dal basso, ma senza mai riuscirci davvero.

Da un paio d’anni a questa parte c’è una piattaforma in cui questa tensione mi sembra più evidente: Instagram. Per la prima volta in modo così consistente, infatti, alcune iniziative legate al giornalismo e alle news si stanno ritagliando il loro spazio sulla piattaforma.

Lo avrai notato anche tu. L’attualità del mondo sta entrando nei nostri feed Instagram sotto forma di card, stories, infografiche e video — con un certo grado di originalità: c’è chi fa informazione militante esclusivamente attraverso carousel post, chi ha creato un impero grazie ai social video, chi ha messo insieme una rete di verifica e fact-checking con gli hashtag e, ancora, chi ha usato filtri “anonimizzanti” per consentire alle vittime di denunciare la violenza di genere.

Spesso si tratta di progetti medio-piccoliche nel tempo sono riusciti ad avere un impatto su una grande comunità di utenti, soprattutto giovani (13 – 25), ma arrivando a toccare anche l’audience più adulta.

Come ha scritto Francesco Oggiano in un bell’articolo pubblicato da Sapiens, “fino a un anno fa Instagram era il posto in cui andavi per dimenticarti del mondo. Adesso è il posto in cui vai per scoprirlo”.

Solo in Italia ci sono diversi progetti editoriali che portano l’attualità su Instagram – come WillFactanzaTorcha, ma anche Vice, che negli ultimi anni ha riconvertito parte della sua strategia verso la piattaforma, e con successo.

È grazie a progetti come questi e alle iniziative di giornalisti singoli, che utilizzano il proprio profilo per coltivare la propria nicchia di follower, che Instagram sta diventando una porta importante di accesso alle news, nel mondo e in Italia.

Ma chi lo dice, scusa?

Be’, i dati.

A livello globale, l’uso di Instagram per le news è raddoppiato tra il 2018 e oggi. 

A dirlo è l’ultimo Digital News Report, che si lancia in una previsione: questo dovrebbe anche essere l’anno del sorpasso di Instagram su Twitter come fonte di accesso all’informazione.

In alcuni stati, i dati parlano chiaro: Il 30% dei brasiliani utilizza Instagram per informarsi (+5% rispetto all’anno scorso), il 28% dei cileni (+8%) e il 17% degli spagnoli (+5%).

Durante l’emergenza covid, Instagram è stato la  fonte primaria di notizie sull’argomento per molti under 25 in Argentina (49%), Germania (38%), Spagna e Stati Uniti (26%).

E noi? L’Italia, l’undicesimo paese al mondo per numero di iscritti a Instagram, si colloca al terzo posto globale per utilizzo della piattaforma come fonte di news (17%, in crescita del 4% rispetto all’anno scorso).

Insomma, non c’è altro social in cui il giornalismo cresce così rapidamente, soprattutto per i giovani.

Qual è il segreto di questo successo?

C’è almeno una mezza dozzina di motivazioni per cui Instagram si sta rivelando un’ottima piattaforma per l’informazione.

Di queste, secondo me, tre sono le più interessanti. E hanno tutte a che fare, per come la vedo io, con le potenzialità del piccolo pesce nel grande stagno.

I. Noi siamo sempre più mobile (e Instagram è sempre più news-friendly).

Fattore uno: in Italia, sempre più persone usano Instagram (oggi, 23 milioni). Fattore due: sempre più italiani utilizzano lo smartphone per informarsi (oggi, il 63%). Per avere il risultato, basta fare due più due.

E poi, nell’ultimo biennio, anche Instagram stesso si è evoluto, creando un ecosistema più adatto a veicolare contenuti giornalistici: da un lato, offrendo la possibilità di ospitare video più lunghi, dall’altro di condividere i post del feed di un utente all’interno delle proprie stories, creando così quel meccanismo di sharing di cui la piattaforma era stata, fino ad allora, sprovvista. Così oggi anche un post Instagram può diventare virale, e raggiungere milioni di utenti.

Small can be loud.

II. Su Instagram si può ancora avere una conversazione senza urlare.

Mentre altre piattaforme social, come sai, sono sempre più inquinate da troll e polemizzatori professionisti, Instagram offre a noi “timidi” due diversi livelli di partecipazione al dibattito sull’attualità. 

Da un lato i commenti ai post, fortunatamente ancora permeati da un sentiment costruttivo, almeno nelle community meglio curate (mi chiedo: durerà? Fino a quando?). 

Dall’altro un livello di discussione più leggero e privato, che viaggia attraverso le stories, tra risposte dirette e sondaggi — offrendo un modo a tutti di sentirsi parte di una conversazione senza esporsi eccessivamente né ritrovarsi invischiati in thread infiniti.

Small can be heard.

III. Instagram disintermedia i vecchi modelli.

Ancor più di YouTube, Instagram è una piattaforma che valorizza il legame diretto tra fruitore e creatore — poco cambia che si tratti di un influencer di moda, una reporter dalla prima linea o un’attivista di Black Lives Matter. 

Su Instagram possiamo coltivare sfere d’interesse più personali seguendo divulgatori che sentiamo vicini noi, magari proprio perché appartenenti a una nicchia che ci appassiona: è, questo, un comportamento che si adatta bene alla crescente fusione tra informazione e attivismo — o, meglio, del crescente bisogno di un giornalismo che sia portatore di valori in cui identificarsi. 

Un meccanismo acceleratosi nel 2020, sulla scia di grandi avvenimenti come le proteste antirazziste in USA e la pandemia, che hanno contribuito creando quella che Axios ha definito “una tempesta perfetta” in grado di trasformare Instagram in una “information powerhouse”.

Small can be meaningful.

Concludendo…

In questo contesto, non sorprende che siano le testate giornalistiche più vecchie – in cui ancora sussistono approcci comunicativi top-down – a faticare maggiormente nel trovare una loro voce editoriale credibile su Instagram. 

Basti vedere lo scarso successo su Instagram di WSJ Noted, un recente progetto del Wall Street Journal, creato – almeno in teoria – da e per un’audience di gen z e young millennials.

Ad ogni modo, l’offerta giornalistica su Instagram sta aumentando: grazie ai nuovi i player nativi, ai legacy media, ma anche a progetti più grassroots come i flop account o iniziative come questa, che utilizza Instagram per denunciare gli episodi di razzismo nella facoltà di legge di Harvard.

Non fare l’errore di pensare che la piattaforma viva solo del repackaging di notizie altrui — Instagram si sta affermando come una piattaforma importante per la produzione di contenuti giornalistici originali, facendo leva sull’identificazione tra fruitore e creatore. Siamo di fronte a un modo nuovo, certamente più intimo e diretto, di accedere all’informazione.

I dubbi semmai restano sui modelli di monetizzazione, non certo un problema di secondo piano. La spinta creativa, dopo un po’, deve essere alimentata. Perché anche i progetti più small hanno bisogno di cibo per continuare con la stessa energia. Ma di questo ti parlerò un’altra volta.

E tu, utilizzi Instagram per informarti? Hai qualche profilo o testata da consigliarmi? Rispondi pure a questa email, mi trovi qui. 

 

Alla prossima Ellissi
Valerio

Ciao, mi presento. Mi chiamo Valerio Bassan e lavoro come consulente di strategia digitale nel mondo dei media e del giornalismo, per clienti italiani e internazionali. Questo post è tratto da Ellissi, la mia newsletter settimanale. Iscriviti qui.

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